L'Olanda sceglie Xavi: Una lunga storia d'amore tra Orange e Barcellona
Nonostante oltre 1500 chilometri separino i canali di Amsterdam dalle spiagge di Barcellona, i cuori calcistici di Olanda e Catalogna battono all'unisono, legati da un patto sportivo che affonda le radici nella rivoluzione culturale e tattica del "calcio totale". L'ultimo erede di questa dinastia, fondata non sul sangue ma sull'idea del bel gioco, è Xavi Hernandez. L'ex metronomo del centrocampo spagnolo e blaugrana, il motore instancabile del tiki-taka che ha incantato il mondo sotto la guida di Pep Guardiola, è stato nominato nuovo commissario tecnico degli Orange. Prende il posto di Ronald Koeman, figura anch'egli centrale in questo gemellaggio, grazie al suo passato da giocatore e allenatore tra Ajax e Barcellona.
"È un grande onore diventare commissario tecnico di questa nazionale", ha dichiarato Xavi, diventando il primo allenatore non autoctono a guidare i Paesi Bassi dal 1978, quando l'austriaco Ernst Happel lasciò la panchina dopo un anno. "Cresciuto nelle giovanili del Barcellona, con forti influenze da parte di figure come Johan Cruyff e Rinus Michels, sento un legame speciale con il calcio olandese, del quale mi sento figlio".
Questo è il filo conduttore, i miti fondativi, i volti scolpiti nel Monte Rushmore personale del nuovo CT. Nel decennio tra il 1965 e il 1975, sulle panchine di Ajax e Barcellona, la visione di Michels esplose come un fulmine a ciel sereno, segnando un solco indelebile. "Sia da giocatore che da allenatore, nessuno mi ha insegnato tanto quanto lui", disse Cruyff commemorando il suo maestro dopo la sua scomparsa nel 2005. L'olandese volante incarnò e promosse il sogno del calcio totale, un sistema elastico in cui ogni giocatore era interscambiabile, un flusso continuo votato alla rapidità di pensiero e al pressing offensivo, con lo spazio come elemento dominante.
Questo approccio al calcio valse a Rinus Michels il titolo di "allenatore del secolo" conferitogli dalla FIFA nel 1999 e continuò a diffondersi nei decenni successivi, mantenendo un epicentro condiviso tra Amsterdam e la Catalogna. Dopo Michels, il testimone passò nelle mani del "profeta del gol". Più che per le sue 190 reti con l'Ajax e 48 con il Barcellona, realizzate con un'eleganza irripetibile, Cruyff segnò la storia dei due club, gli unici da lui allenati, grazie alla sua eredità. Le sue idee hanno plasmato, tra gli altri, i percorsi di Ronald Koeman, Louis van Gaal e Frank Rijkaard, nuovi simboli di un'affinità elettiva capace di unire nazioni che, secoli prima, si erano viste come colonizzatori e colonizzati.
Soprattutto, Johan ha il merito di aver affidato al movimento calcistico spagnolo Pep Guardiola, figlio illegittimo di questo sincretismo ma vero erede della genealogia, capace di cambiare la mentalità di un intero paese e di incidere sui successi mondiali delle Furie Rosse. Ora toccherà a Xavi, "figlio" di Pep, ma questa volta sarà Barcellona a "migrare" verso Amsterdam con idee chiare: "L'Olanda ha una ricca cultura calcistica e una visione chiara che mi attrae molto: un calcio offensivo, basato sul possesso palla, con creatività, passione e convinzione". Dopo aver fatto sbocciare talenti del calibro di Lamine Yamal, Gavi e Cubarsí, il "professore" starebbe pensando a Patrick Kluivert come suo braccio destro nello staff tecnico della sua nuova panchina. Ancora una volta Spagna e Olanda, fianco a fianco. Ancora una volta Ajax e Barcellona. La dinastia prosegue.
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